mercoledì 3 febbraio 2010

Il Bello

Quello che noti nel tempo, una mattina in cui ti alzi per la luce del sole che filtra. In un periodo in cui chiunque pronostica temperature in discesa libera, le carezze del tepore sono una medicina per corpo e anima.

(quello che, dopo un pò passa perchè scopri che il tuo conto in banca è in rosso, ma vabbè...)

Quello delle tradizioni strane, tipo quella del 3 febbraio, ovvero di mangiare una fetta di panettone a colazione così S.Biagio ti proteggerà la gola.

Quello un pochino sadico e bastardo di ricevere una mail dalla prof di statistica e constatare che, su 49, solo in 16 hanno superato l'esame. E tu sei tra i 16.

Quello stimolante di certe routine. Alzarsi e preparare il caffè stando in equilibrio tra sonno e dosatura della polvere. Preparare la borsa per la palestra sapendo che la voglia non c'è, ma vien correndo. Sentire l'ansia in attesa di certe telefonate. La spontaneità con cui le mie dita digitano i messaggi notturni, belli come ogni giorno condiviso con chi amo.

Aprire gli occhi e rendersi conto che, il 3 febbraio, la primavera è arrivata dentro di me.

Pace e bella.

Rikky

lunedì 1 febbraio 2010

Avatar - Controrecensione




Parto subito schietto: non è un film che fa gridare al miracolo cinematografico.

Ottima regia, fantastica caratterizzazione dell'ambiente, che giustificano la produzione di quindici anni. Poi, essendo il primo film in 3D che guardo non posso far paragoni, tranne che con i trailer (prossimo film in 3D ovviamente, Alice in Wonderland!), per cui mi fido di chi afferma che è il film che meglio sfrutta le caratteristiche della nuova tecnologia; che per me, dovrà ancora migliorare.

Ambientazione, coinvolgimento, panorami e effetti speciali sono fantastici. Purtroppo un film vive anche (mi verrebbe da dire, soprattutto) di una trama. E qui Cameron precipita.

Cola a picco, perchè si può, si deve dire, che la storyline è tremendamente banale, scontata, forse anche difficile da seguire (io seguo Lost per cui non ho avuto difficoltà, però...), insomma, la sagra del "già visto". Zoppica il fine antimilitarista, a causa di un paradosso: le sequenze di combattimento all'ultimo sangue sono le più entusiasmanti e coinvolgenti.

Capitolo 3D: è stata dura reggere al primo impatto con questa nuova tecnologia, all'inizio gli occhi e il cervello protestavano ma dopo una mezz'ora mi sono abituato. La visione è sicuramente più intensa, ma, come dicevo prima, è da perfezionare e tanto: io la immagino come una completa immersione nella scena, e invece immagini sgranate ed evidenti digitalizzazioni rovinavano l'atmosfera! Insomma, un altro dubbio all'uscita dalla sala è stato "come sarebbe stato a vederlo in 2D?

Bene, valutazione finale: un film ben ideato e girato, ottima caratterizzazione di quasi tutti i personaggi, apprezzatissimo lo sviluppo curato in ogni dettaglio di Pandora e dei Na'vi, ma che si regge su una storia ingiusta, troppo ereditata dalla Hollywood fracassona e strappabudella.

In ogni caso, da vedere,.

Pace e bella

Rikky

mercoledì 16 dicembre 2009

Videocracy


In America hanno Idiocracy, film comico su un improbabile futuro in cui gli zotici, figliando in maniera esponenziale, conquistano il mondo.

Da noi, c'è un piccolo videodocumentario (di circa 80') che narra tante storie, piccolissime, piccole e grandi. Che si intrecciano in quel che diventerà ed è diventato il più grande impero mediatico italiano. La TV privata di mister B.

E allora c'è il telequiz di fine anni 70 che come premio alle risposte esatte faceva togliere un indumento a una casalinga.

C'è Richi, operaio bresciano con lo showbiz negli occhi, il sogno di essere il Van Damme italiano in testa e una mamma un pò invadente a fianco.

C'è Lele Mora con la sua faccia da fattone perenne e il suo harem di raccomandati e gli inni fascisti sullo smartphone. Il migliore del film.

C'è Corona nudo che si impomata il birillo.

C'è Fabio, regista del GF che riceve ordini di tagliare e chiudere il programma perchè "dall'altra parte" c'è B.

Poi ovviamente c'è B, che essendo ideatore e maestro di tutto questo sistema, appare ovunque.

Strano, decisamente strano. Sembra girato per mostrare una cosa paradossale, immaginaria, come se la II guerra mondiale venisse raccontata sotto forma di fiaba e il Fuhrer fosse Cappuccetto Rosso. Però ti colpisce e rende bene l'idea di cosa sia davvero la tv commerciale, cosa cerchi, quali sono gli output e di conseguenza quali input riceva (vedi immagine in testa).

Ovviamente si capisce anche perchè le emittenti di regime non l'abbiano pubblicizzato, nonostante abbia ricevuto il Premio Speciale della Critica al Festival del Cinema di Toronto. Nonostante non infami nessuno ma dia semplicemente una visione critica circa l'evoluzione della più grande tv privata italiana.

Erik Gandini, il regista, è anche una voce narrante un pò angosciante e perfida, che sembra uscita da un romanzo di Palahniuk.

Da vedere.

Pace e bella.

Rikky

mercoledì 2 dicembre 2009

Death of a President


Visionario e realistico, assurdo e affascinante, concreto e pungente.

Death of a President è sì un film, ma solo nella forma. Anzi, neanche quella. Perchè non mostra una storia: sembra quasi una puntata di "La storia siamo noi", composto da testimonianze, ricostruzioni dei fatti e filmati "d'archivio".

La storia portante è chiara già dalla locandina. Una visita a Chicago, la sicurezza presidenziale non riesce a coprire tutte le falle, colpa di sottovalutazioni e negligenza. L'ostinazione a seguire un copione che crea, nella fattispecie, un'ira su più fronti.

La prima parte del film, si chiude così, con il cordoglio degli ex-collaboratori intervistati (di fatto, il responsabile della sicurezza, il capo della polizia di Chicago e la speech writer) e l'avvio delle indagini FBI x scoprire chi e come ha ucciso Bush.

La seconda parte è più apertamente d'accusa verso le politiche USA, riguardo al cosiddetto "Patriot Act" (ovvero quella serie di libertà d'indagine concessi a FBI e CIA x sconfiggere il terrorismo sul territorio americano) e più in generale la manipolazione dell'opinione pubblica, resa di fatto più agevole dopo l'assassinio.

Fantastico, il discorso di apertura e chiusura della signora Zahra Abi Zikri, un inno alla giustizia e all'assunzione delle responsabilità.

Un film che mi ha davvero colpito, per come mi ha fatto rimanere attaccato al pc dal primo all'ultimo secondo, mi ha trasmesso forti emozioni e mi ha lasciato l'amaro pensando che probabilmente se non fosse stato un film ma una realtà, avrebbe mostrato tante verità. Una verità fatta di negazioni, dalla disobbedienza civile, al racial profiling, alla ricerca della verità più comoda.

Considerando il tema, il film è stato tremendamente osteggiato in USA, demolito dai Repubblicani e malvisto dai Democratici. Ha vinto il gran premio della Critica al Festival del Cinema di Toronto, ed è stato trasmesso in Italia una sola volta da La7.

Onestamente credo che chiunque possa dirsi interessato alle questioni mondiali debba vedere questo film, destinato a diventare un underground cult per i suoi contenuti scomodi e d'accusa, e pur nella sua irrealtà incredibilmente attuali e preoccupanti.


Pace e bella.

Rikky.

giovedì 26 novembre 2009

Piove Sul Bagnato


Fin dall'inizio, mi ha ricordato un altro film simile, dal titolo "L'ultimo crodino". In primis per la somiglianza dei protagonisti (Andrea Muzzi e Enzo Iachetti). Ma anche la trama è estremamente legata (l'ultimo crodino è di fatto ispirato a una storia vera, questo no).

Parla di Andreino (Andrea Muzzi), operaio onesto e bonaccione, con i soliti stereotipi proletari di invidia-rancore nei confronti di Andrew (Andrea Bruno Savelli), figlio del principale che avvia la sua carriera dai vertici dell'azienda di famiglia. D'un tratto Andrea diventa cornuto e mazziato, e trasforma la sua invidia in un eccesso di imbranato vandalismo, che sfocia in un rapimento improvvisato con i suoi due amici, Morfina nella parte del genio fallito e Mazzafranca nella parte dell'idiota. Rapita diventa anche Chiara, barista interpretata da una rispolverata Alessia Fabiani (che dovrebbe essere la fidanzata di Andrew, anche se tipo si vedono per la prima volta 5 minuti prima che lui venga prelevato).


Al film va il merito di cercare di risollevare una scena comica, quella toscana, che dopo i fasti passati di Pieraccioni e Panariello aveva perso mordente vivendo di rendita: questa pellicola è autoprodotta e diretta da Muzzi e Savelli a evidente basso costo. Detto questo:


non mi ha affatto impressionato. La comicità è semplice e fa sorridere, ma i protagonisti rimangono troppo impantanati nelle stesse gag (dopo la decima volta, ho cominciato a odiare i "cosare" di Mazzafranca). L'evidenziare che non ci sono scene volgari, nè a parole nè a fatti, non aiuta ad alzare il valore complessivo. E poi non c'è niente di male a spingere un attimino sulla volgarità, comicità in primis è ribaltare le consuetudini e la morale!


La trama è fin troppo prevedibile, dall'inizio del rapimento già si capisce come va a finire, e le sottotrame inserite sono piatte, rasentano l'inutilità (il mistero degli yogurt avvelenati è risolto dopo trenta secondi di film, nonostante cerchi di tenere "sulle spine"). Più in generale la prova interpretativa è troppo inquadrata, i personaggi non si muovono all'interno delle loro situazioni e le loro emozioni ma rimangono, come statue, fedeli al loro personaggio no matter what. Unica flebile eccezione, nel finale, la "mossa" di Andrew.


Nel sottofondo, si nota un tentativo (riuscito in parte) di mettere in evidenza l'incertezza e frustrazione dei precari e di chi fatica a vedere un futuro.


Ora, a me non è affatto piaciuto. Sarà che ho creato una sorta di antipatia bonaria verso l'umorismo fiorentino, sarà che ho gusti in fatto di comicità diversi; Pieraccioni cose del genere le ha fatte 15 anni fa, è possibile che la comicità fiorentina sia questa e basta? Mah...


Pace e Bella


Rikky

Dottore ho un problema...

Mi sono svegliato stamattina...

Anzi no, aspetti. Sono alcune settimane che mi sveglio e mi sento confuso, stanco, d'una sensazione personalmente sgradevole: quella di non volermi alzare.

Lei mi conosce dottore: sono pigro, ma ogni giorno cerco di combattere contro questo vizio maledetto, che rallenta le mie azioni, le mie decisioni, offusca il mio dinamismo. E a volte questa battaglia quotidiana, la vinco.

Allora dottore, cos'è questa strana sensazione? Mi sveglio, guardo l'ora (com'è mia abitudine da circa 5 anni a questa parte, praticamente da quando ho lasciato le scuole superiori) e sento la necessità irrefrenabile di richiuderli, sia che la lancetta segni le 7.30 (comprensibile) che le 9.06 (meno comprensibile ed accettabile). E' come se non mi volessi svegliare. Che significa?

Ci ho pensato un pò dottore, sa? La prima risposta, quella più immediata, è quelle che cerca di giustificarmi e togliermi le colpe: "Il tempo che cambia...la meteoropatia...vado a letto tardi...coperte scomode"...in effetti l'ultima è veritiera, devo chiedere a mia mamma di cambiarmi la coperta che non mi ci trovo. Poi però la vocina del cervello sentenzia, manco fosse la Corte Costituzionale: "cazzate!".

Di certo, sto aspettando qualcosa. Ma è un pensiero che non mi fa paralizzare nell'attesa che questo qualcosa arrivi (è solo questione di tempo, in fondo); anzi, spesso ciò mi stimola come null'altro.

O forse, e questa risposta è quella che mi convince di più, sto semplicemente dormendo in un libro, e la pagina che mi copre è quelle che sto cercando di svoltare. Accidenti com'è pesante però!

Mi dica lei dottore: c'aggia fa'?

Pace e Bella

Rikky

PoStilla, doc: sia chiaro, la battaglia quotidiana la vinco sempre, altrimenti neanche sarei qui a scriverle!

mercoledì 7 ottobre 2009

Interruzione parte 1

Babbi, ecco l'argomento.

Di quelli che li vedi e non puoi fare altro che etichettarli; peggio degli emo, dei metallari e dei ciellini ci sono solo i babbi; nella storia ci hanno provato, a nascondersi dietro altri appellativi
tamarribuzzurripirlagrullitabbozzirincofresconietc...

Quelli che spesso, ma non sempre si riconoscono a olfatto, a udito, col sesto senso. Quelli che hanno trovato citazione in un capolavoro dei Sano Business, gruppo rap milanese.



I Babbi, ce ne sono grandi quantità, anche se fino all'ultimo speriamo di sbagliarci su certi elementi. Esempi di "babbismo" ne abbiamo a bizzeffe, basta pensare un attimo e si capisce che se inquadriamo nel mirino un Babbo, di diarrea verbale e di figure di palta in pubblico ne possiamo citare per tutta la notte.

Ora concentriamoci sui nostri Babbi quotidiani, quelli che fino all'ultimo speriamo non lo siano, che proviamo a convertire, che...non ce la fanno. Dovresti trattarli male, nonostante in fondo non serve a niente, e invece vuoi loro bene, e loro capiscono di avercela fatta, che potranno sempre fotterti come vogliono.

E cominciano a impossessarsi della ragione, a decidere cos'è meglio e peggio, ovviamente per te, mica per loro. Loro possono affogare nella loro merda, fallire 9 progetti su 10, ma sarai sempre tu che sbagli.

Forse aspettano solo l'inesorabile verità: che qualcuno, che TU dica loro che sono dei poveri Babbi. Servirà? O forse si mettono a ridere, dicono minchiate, non ascoltano, non sentono neppure. Esattamente come quando provi a fare un dialogo, ad aprire un confronto costruttivo e serio con loro.

(dialogo, che parolona...perchè di solito quando succedono queste cose uno parla e un altro risponde...)

continua, o almeno me lo auguro.

Pace e Bella

Rikky